Mercoledì 25 marzo 2026, presso l’NH Hotel Machiavelli di Milano, il nostro Club ha ospitato una serata di altissimo profilo dedicata al binomio tra Proprietà Intellettuale e Intelligenza Artificiale. L’incontro, introdotto dal socio Andrea Vestita, ha visto come protagonista il Professor Michele Bertani, ordinario di Diritto Commerciale e illustre esperto di diritto d’autore. Il tema centrale è stato definito un “momento Schumpeteriano”, evocando il concetto di “distruzione creatrice”: l’IA non sta solo innovando, ma sta demolendo i vecchi equilibri giuridici ed economici per crearne di nuovi, ancora incerti, dove le professioni intellettuali e la tutela delle idee vengono rimesse radicalmente in discussione.

Il Professor Bertani ha offerto una lucida analisi tecnica del funzionamento dell’IA generativa, spiegando come modelli come Claude o ChatGPT non “comprendano” ciò che leggono, ma elaborino statisticamente enormi quantità di dati — spesso opere protette — per predire sequenze di parole. Questo solleva un problema dirompente per la proprietà intellettuale: se tradizionalmente il diritto protegge la forma espressiva (ma non l’idea), l’IA oggi concorre direttamente con l’Homo Sapiens sul suo stesso terreno, quello della creatività. La sfida è decidere se e come remunerare i milioni di autori i cui lavori sono stati utilizzati per “addestrare” queste macchine senza il loro consenso.

Sul piano normativo, il dibattito ha evidenziato la divergenza tra l’approccio europeo e quello americano. L’Italia si è mossa come battistrada nel settembre 2025, specificando che sono protette solo le opere frutto dell’ingegno umano. In Europa prevale il principio dell’opt-out, che permette ai titolari dei diritti di vietare l’uso delle proprie opere per il training dell’IA. Al contrario, negli Stati Uniti la partita si gioca nelle aule di tribunale attorno alla clausola del “Fair Use”, con esiti ancora ondivaghi che mettono a rischio la sopravvivenza economica di interi settori culturali, come dimostrato dalla causa del New York Times contro OpenAI.

La parte finale dell’intervento e il successivo dibattito con i soci hanno toccato temi etici e sociali profondi, dal diritto all’immagine alla “resurrezione digitale” dei defunti. È stato citato con preoccupazione il caso di video in cui figure storiche come Paul Harris vengono fatte parlare tramite l’IA, sollevando dubbi sul diritto di una persona a essere ricordata per ciò che ha realmente compiuto. È emerso inoltre il forte timore per la “fossilizzazione” del pensiero nelle nuove generazioni: se i giovani delegano la produzione di testi e riflessioni alla macchina, il rischio è una regressione della specie e una perdita di originalità critica.

In conclusione, il Professor Bertani, definendosi “moderatamente apocalittico”, ha lanciato una provocazione: quando l’IA ha toccato gli interessi dei mercati finanziari è stata prontamente regolamentata e limitata; ora che tocca la cultura e la formazione, non dovremmo avere la stessa fermezza?. La proprietà intellettuale non deve essere vista come un’eccezione, ma come una regola fondamentale per garantire la libertà della cultura e l’incentivo alla creatività umana. La serata si è chiusa con il dilemma “build or compete”: scegliere se costruire sopra l’IA o competere con essa rivendicando l’insostituibilità dell’intelletto umano.

L’incontro è stata anche l’occasione per dare ufficialmente il benvenuto del nostro club a due nuovi soci: Claudio Verganti e Arjel Hena. Claudio, rotariano di lunga esperienza, già past presidente del Rotary Club di Ostuni “trasferitosi” a Milano, ha ricevuto la spilla in segno di accoglienza del club da parte del nostro presidente. Più ossequiosa del cerimoniale rotariano invece la cooptazione di Arjel, con la presentazione da parte della nostra socia Antonella Pamploni Scarpa, cui sono seguite la lettura della formula di impegno rotariano e l’appuntatura della spilla con la ruota dentata, simbolo del nostro sodalizio.