Durante l’ultima conviviale del nostro Club, i soci hanno avuto l’opportunità di approfondire la storia e l’impatto di Aquaplus, un’iniziativa nata nel 2009 dalla sinergia tra il Rotary e il Comune di Milano in vista di Expo 2015. Come raccontato dai relatori (il PDG Alberto Schiraldi e Emiliano Veronese, coadiuvati dal nostro socio onorario Augusto Ferrero), il progetto ha trovato il suo primo campo d’azione ad Haiti, in risposta al devastante terremoto del 2010. Qui è nato il concetto di “Plus”: l’idea che l’intervento rotariano non dovesse limitarsi alla fornitura d’acqua, ma estendersi all’educazione, all’agricoltura e alla nutrizione. Grazie a un investimento complessivo di 1,5 milioni di dollari, è stato realizzato un acquedotto di 18 km e una fabbrica per la trasformazione della manioca, trasformando radicalmente le prospettive di sussistenza della comunità locale.

Oggi Aquaplus è un’associazione formalmente riconosciuta come Ente del Terzo Settore (ETS), che conta l’adesione di 33 club Rotary. La filosofia dell’associazione si basa su modelli di sviluppo sostenibile che prevedono il coinvolgimento diretto delle popolazioni locali per garantire la durabilità delle opere. Un esempio d’eccellenza è il progetto in Tanzania, dove la riabilitazione di un serbatoio e la costruzione di una rete idrica di 7 km sono state affiancate da un sistema tecnologico avanzato: l’acqua viene erogata tramite fontane attivate da card prepagate e SIM, i cui proventi sono destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, rendendo la comunità autonoma nella gestione della risorsa.
L’impegno di Aquaplus prosegue con nuove e sfidanti missioni in Sud Sudan e Burundi. In Sud Sudan, il progetto ha portato acqua potabile ai villaggi di Apeiti e Molobur tramite pozzi alimentati da pannelli fotovoltaici, servendo circa 7.000 persone e includendo la costruzione di latrine e docce per migliorare le condizioni igieniche. In Burundi, uno dei paesi più poveri al mondo, l’associazione sta finalizzando un intervento per garantire acqua a reparti di maternità, scuole e orfanotrofi, collaborando strettamente con le autorità religiose locali che fungono da garanti per la capillarità dell’intervento sul territorio.
In chiusura di serata, è emerso con forza un messaggio fondamentale: la vera sfida di questi progetti non è solo la progettazione tecnica, ma la sostenibilità a lungo termine e la formazione del personale locale. I relatori hanno sottolineato come i progetti rotariani non debbano essere considerati finiti con la consegna delle infrastrutture, ma richiedano un costante follow-up e, soprattutto, il coinvolgimento personale dei soci. Non si tratta solo di donare fondi, ma di mettere a disposizione tempo e competenze per costruire relazioni umane e promuovere la pace attraverso la cooperazione internazionale, rendendo ogni socio parte integrante di una squadra globale.









