
Carissime amiche e carissimi amici Rotariani del Distretto di Milano Metropolitana,
eccoci arrivati all’ultimo capitolo. Questa è la mia ultima lettera da Governatore.
Il nostro viaggio, iniziato dodici mesi fa, giunge al termine. Il nostro “Filo della Speranza”, che abbiamo visto nascere, crescere e intrecciarsi con le vite di tante persone, è diventato una trama ricca e robusta, che abbiamo affidato con fiducia alle mani più giovani di Interactiani e Rotaractiani.
Oggi, mentre ci prepariamo al congresso del prossimo 20 giugno (vi aspetto; iscrivetevi su GERO, se non l’avete ancora fatto!) e poi al passaggio delle consegne, vorrei fare con voi un’ultima riflessione. Ci siamo chiesti chi tesse il filo, come si alimenta, come si trasforma. Ma c’è una domanda a cui non abbiamo ancora risposto: cosa impedisce a questo filo di sfilacciarsi di fronte alle difficoltà, alla stanchezza, alle frustrazioni? Cosa trasforma il nostro service da un semplice dovere a una gioia condivisa?
La risposta è il tema di giugno, il sigillo perfetto per la nostra annata: l’Amicizia e le Fellowship Rotariane.
Lasciate che vi racconti un’ultima storia, che non parla di beneficiari, ma di noi. La storia di Francesco e Maria.
Francesco è un socio di lungo corso, Maria è entrata nel suo club da un paio d’anni. Insieme, stanno lavorando a un progetto locale: la ristrutturazione di un piccolo parco giochi in un quartiere difficile, un’oasi per i bambini della zona. Ma tutto va storto: i permessi comunali tardano, il meteo è inclemente, i volontari scarseggiano. La frustrazione è palpabile.
Una sera, seduti su una panchina scrostata del parco deserto, sono sul punto di mollare. “Forse abbiamo mirato troppo in alto”, dice Maria, scoraggiata. Francesco, invece di darle ragione, rimane in silenzio per un po’, poi le racconta di un altro progetto, vent’anni prima, che sembrava un fallimento ancora più grande, e di come fu proprio l’ostinazione di un amico a non farlo arrendere. Maria, a sua volta, gli racconta perché ha scelto di entrare nel Rotary: per trovare persone che, come lei, non si rassegnano a dire “non si può fare”.
Non stanno più parlando del progetto. Stanno parlando di sé, delle loro speranze, delle loro paure. In quel dialogo sincero, riscoprono il “perché” profondo del loro essere lì. Non per avvitare un’altalena, ma per costruire qualcosa insieme. Il giorno dopo, tornano al parco con un’energia nuova, contagiosa. Vedendoli, altri soci del club si uniscono, poi alcuni genitori del quartiere. Il parco, alla fine, viene completato.
Ma il vero service, capiscono Francesco e Maria, non è stato restaurare il parco. È stato rinsaldare il loro legame, ricordarsi a vicenda perché hanno scelto di essere Rotariani. L’amicizia è stata la malta che ha tenuto insieme i mattoni del progetto.
Ecco, amiche e amici, il nodo che unisce tutto. È l’amicizia.
È l’amicizia che ci ha permesso di intrecciare un filo che ha dato la vita a Speranza, che ha acceso la mente di Sofia, che ha costruito la dignità di Miguel, che ha donato un futuro ad Ayaan. È l’amicizia che ha trasformato l’etica di Paolo in un progetto concreto, che ha costruito il ponte tra Leila e David, che ha fatto scorrere l’acqua per Samuel. È l’amicizia che ha ispirato Fatima a restituire il dono ricevuto e che ha dato a Giulia il coraggio di diventare una leader.
È stato un onore e un privilegio servire questo Distretto come vostro Governatore.
Ogni incontro, ogni progetto, ogni stretta di mano ha arricchito la mia vita in modi che non potrò mai esprimere a parole.
Grazie per la vostra passione, la vostra generosità e la vostra amicizia.
Ora, con serenità e fiducia, mi preparo a passare il collare a Donatella Bonfatti, che guiderà il Distretto nel prossimo anno. E sono certo che il nostro lavoro proseguirà con rinnovato vigore.
Questo era il nostro ultimo passo insieme.
Il filo che ci unisce è ora nelle vostre mani.
Un forte e caloroso abbraccio.


